Working Capital: chi sbaglia impara, in Silicon Valley come a Roma
novembre 12, 2010 | In: Segnalazioni

Sempre in prima linea Working Capital di Telecom Italia. Stavolta tenta di sradicare uno dei pregiudizi più funesti per la cultura imprenditoriale: quello che sbagliare significa pregiudicarsi la possibiltà di avere successo.
In Silicon Valley l’avere almeno un insuccesso alle spalle significa aver superato il “battesimo del fuoco” del percorso dell’imprenditore, fatto di mille e mille ostacoli da superare e di mille cadute da cui rialzarsi. Non arrendersi mai! Questo è il motto che da più di un anno esce con prepotenza da queste pagine.
E’ ora di dare una sferzata a questa mentalità , e finalmente questo concetto comincia a trapelare anche fuori dagli “addetti ai lavori”.
Perchè, in ultima analisi, è un concetto che vale anche al di fuori dell’ambito imprenditoriale: è una filosofia di vita.
Fallire per riuscire. Sarà questo il tema del prossimo evento powered by Working Capital in collaborazione con l’Ambasciata Americana in Italia. Vi raccontiamo alcuni errori di startupper più o meno noti a livello internazionale. E voi? Da quali scelte sbagliate avete imparato?
Dicono che in Silicon Valley l’accettazione del fallimento sia una sorta di rito di passaggio per gli imprenditori. Laggiù sanno anche che altrove nel mondo fallire è ancora percepito come una disgrazia e sono consapevoli del loro vantaggio evolutivo. E sì, perché sembra proprio che l’errore sia una grossa opportunità per avere successo. A testimoniarlo alcune leggende del settore tecnologico, come quella di Marc Andreessen, fondatore di Netscape, dalle cui ceneri risorge con Firefox, e Steve Jobs, fondatore di Apple, che utilizza la sua Next Computers, ormai sull’orlo del fallimento, per risollevare le sorti di Apple, dal cui cda era stato estromesso. Beh, questo è da fuoriclasse, dobbiamo ammetterlo (del resto, buon sangue…).
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