Metti un giovane al governo.. e forse innovazione e merito avranno un futuro. Anche in Italia.

maggio 17, 2010 | In: Articolo

cameronDavid Cameron ha 43 anni, quanti ne ha la primogenita del nostro Presidente del Consiglio. Capo del più antico partito inglese a soli 39 anni, da qualche giorno Cameron è il nuovo Primo Ministro inglese conservatore (il più giovane Primo Ministro inglese dal 1812), avendo vinto contro un candidato liberaldemocratico coetaneo, Nick Clegg, ed un Primo Ministro uscente laburista che ha palesemente pagato l’essere più anziano dei due, Gordon Brown, di 59 anni. Brown era subentrato al suo compagno di partito che ha vinto tre elezioni consecutive, Tony Blair, anch’egli 43enne all’epoca della sua prima elezione. Sembra proprio che il Labour abbia capito cosa fare, perché probabilmente eleggerà come nuovo Segretario e Primo Ministro ombra David Miliband, 45 anni, già Ministro degli Esteri a 42. L’alternativa a Miliband è suo fratello Ed, quarantenne che ha già fatto il Ministro a 37 anni. Inoltre il nuovo Cancelliere dello Scacchiere, curioso nome del Ministro dell’Economia inglese (è il Ministro più importante, ed è il ruolo ricoperto per anni da Brown prima di subentrare a Blair), è il 38enne George Osborne, col quale collaborerà il 45enne David Laws, Primo Segretario al Tesoro. Michael Gove, Ministro dell’Istruzione, ha invece 43 anni: 4 in più di Sayeeda Warsi, Presidente del Partito Conservatore, prima donna musulmana ad essere nominata Ministro.

Non siamo colti da improvviso giovanilismo. Ovviamente ci sono eccellenti menti novantenni ed altrettanti imbecilli trentenni, in Gran Bretagna come ovunque: e la superiore anzianità media nella classe dirigente italiana non si verifica certo solo in politica, ma spazia in tutte le categorie in cui esistono leadership e gerarchia. Tuttavia, non si può non rimanere colpiti da come un Paese che della tradizione e delle abitudini ha fatto la propria bandiera sia in grado di rinnovarsi continuamente ed affidarsi alle proprie risorse più dinamiche, innovative e veloci. Si dirà che è tipico dei Paesi del Nord Europa, ed è vero.meloni-carfagna-gelmini Ed è anche vero che anche noi abbiamo alcuni giovani Ministri: la Gelmini è del ’73, la Carfagna del ’75, la Meloni del ’77, Alfano è del ’70, Fitto del ’69. Però quando si tratta di ruoli più fondamentali, dobbiamo dire che il più giovane Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana (prima della Repubblica c’era stato un 38enne Benito Mussolini, quello dell’aula sorda e grigia, che per diversi motivi non prenderemo qui in considerazione) fu Giovanni Goria, che pochi di voi giovani lettori ricordano: era il 1987, ed il 44enne Goria fu catapultato a Palazzo Chigi dal suo partito, la DC di De Mita, che necessitava di un personaggio senza alcuna velleità da sistemare a Capo del Governo. Durò meno di un anno – in piena linea con la durata media dei Governi italiani dell’epoca – e tutta Italia lo prendeva in giro per la sua assoluta mancanza di alcun carisma, che era esattamente ciò che lo aveva portato a fare il Presidente del Consiglio: blair-obama-cameronesattamente il contrario, non a caso, di David Cameron, o Tony Blair. O di Barack Obama che di anni ne aveva 47, quando è diventato l’uomo più potente del mondo: con una campagna elettorale che è stata anche la campagna di marketing più innovativa degli ultimi 50 anni, che ha raccolto somme inimmaginabili grazie ai micro pagamenti possibili con i nuovi strumenti tecnologici, che ha invaso i social network e ne ha addirittura inventato uno a piattaforma delle sue istanze, e che ha introdotto nella politica mondiale di altissimo livello l’uso di strumenti quali Blackberry, Twitter, Facebook e YouTube (salvo poi recentemente parlar male dell’IPad e del giornalismo partecipativo multimediale, ma questo è un altro discorso).

Questa, come è ovvio, non è dunque una filippica qualunquista contro l’attuale Governo italiano, né contro quelli precedenti. E’ però fuori di dubbio che la rivoluzione tecnologica caratterizza ormai i nostri tempi, accelerando i processi innovativi come mai in precedenza e creando un surplus di digital divide mai visto prima. Siccome il mondo è piccolo, globalizzato e facilmente raggiungibile con la rete, nessuno può permettersi di rimanere indietro troppo a lungo: l’ultimo giapponese rimasto a guardia del suo Paese e convinto di essere ancora in guerra con l’America è un romantico racconto della seconda guerra mondiale, che diventa patetico se applicato ai nostri giorni. Ma come è possibile che uomini e donne di 60/70/80 anni, abituati ad un mondo che non c’è più, possano guidare un Paese in grande crisi fuori dalle secche se non governano il presente e non hanno minimamente idea del futuro? Non ho competenze tecniche, ma qualche professionista potrebbe spiegare la velocità a cui viaggiano le sinapsi a 40 anni e compararla con quelle di un 70enne, per poi affidare lo studio a qualche economista che ne trarrebbe una cifra in miliardi di euro: sarebbe probabilmente la cifra che perdiamo ogni giorno che l’innovazione è oscurata, il merito è soffocato, la rete è rallentata e la banda larga presente in Italia si rivela essere quella che ruba soldi ai danni di noi tutti e non l’autostrada tecnologica che permette ad altri Paesi di correre molto più di noi.

Chi, come noi e voi, legge e si informa e produce contenuti mediante la rete; chi partecipa a meeting e corsi di formazione e appuntamenti in cui volano parole sconosciute ai più come exit strategy, venture capital, elevator pitch e le altre contenute nel sommario del libro L’Italia che innova di Giorgia Petrini; chi si ritrova a condividere le parole scritte o dette da pochi evangelist che senza colpa predicano nel deserto delle istituzioni italiane – e ognuno di noi ne conosce e ne apprezza qualcuno, e se lo coccola e spera che anch’egli o ella non venga corrotto dall’abitudine a rimanere indietro; chi è stanco di cercare l’Italia nelle classifiche di innovazione e trovarla sempre più facilmente partendo dal basso … chi si ritrova in queste parole apprezza David Cameron come ha apprezzato Tony Blair, perché capisce che rappresentano un segnale.

Escludere i giovani significa escludere l’innovazione: questo non va bene ovunque, figuriamoci in un Paese creativo e geniale come il nostro. Side Leaders è una piccola cosa ammantata di grandissime ambizioni, è un movimento aperto e dinamico che intravede grandi possibilità e non smette di amare il proprio Paese, è una leadership come quella di Giorgia Petrini che però non detiene superpoteri e non può riuscire senza l’aiuto ed il sostegno ed il contributo di chi ci crede e pensa che non stia scritto da nessuna parte che le cose non possano cambiare per il meglio. E un giorno, magari, saranno altri Paesi ad invidiarci i nostri leaders.

di: Umberto Mucci

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