“L’Italia che innova” vista da dietro le quinte
gennaio 5, 2010 | In: L'Italia che innova - il libro
Ci vuole, innanzitutto, fiducia in sé stessi.
E’ quell’ingrediente fondamentale che trasforma, senza bisogno di altro, l’illuso in visionario, l’ingenuo in pioniere, la commiserazione in ammirazione.
Quando ci si pone l’obiettivo di incoraggiare i giovani italiani, nel 2009, a credere nelle loro possibilità, oggi e qui, se non hai sufficiente fiducia in te stesso (gli americani la chiamano “self confidence”) passi facilmente per un matto illuso e ingenuo che suscita commiserazione, una specie di montato che vaga per la città pronosticando qualcosa che gli altri ascoltano a metà tra il divertito e l’infastidito.
E invece, lungi dal voler crescere e formare una generazione di disadattati, noi ci rivolgiamo a quei giovani uomini e donne che innovano, creano, si sacrificano; che si incaponiscono, non mollano, si aprono al mondo; che vanno avanti nonostante tutto intorno a loro consiglierebbe di non farlo; che si danno obiettivi volutamente ambiziosi, che sanno valutare come fare il prossimo passo e allo stesso tempo quale traguardo porsi a distanza di qualche anno, e quando vedono un impedimento lo considerano una possibilità in più.
E’ di questo che parla “L’Italia che innova” di Giorgia Petrini, che fa parte del progetto Side Leaders: di leadership, di esempi di persone che, ancora sotto i 40 anni, costituiscono un punto di riferimento, anche se (ancora) nessuno lo sa.
Bisognerebbe prelevare il loro sangue, le loro lacrime, il loro sudore e trapiantarli nelle scuole, dando coraggio ai giovani che non vorrebbero rassegnarsi all’Italia che cammina lentamente con lo sguardo rivolto al passato. Forse un giorno lontano, grazie ai nostri Side Leaders e – perché no – anche un po’ a questo libro, sociologi ed antropologi alle prese con lo studio del nostro Paese di oggi si chiederanno increduli come fosse possibile sprecare talento, genio e creatività come quelli italiani nella perseveranza di portare avanti un Paese inacidito che spreca l’opportunità di innovare e spedisce i propri figli a fare fortuna lontano.
Detto ciò, Giorgia Petrini è una che incarna perfettamente questo spirito.
Chi scrive è più riflessivo, diplomatico, ed ha avuto senz’altro un ruolo: ma è Giorgia che si è inventata “L’Italia che innova”, ci ha messo l’anima, ed ha portato a casa il risultato, e che risultato!
Chi legge il libro deve sapere che c’erano due modi per scriverlo. Il primo avrebbe presupposto qualche mese di analisi di dati, selezione di curricula, scouting di soggetti che potessero rientrare nei parametri … ma ovviamente non siamo cacciatori di teste J E allora ci siamo semplicemente buttati, partendo dalle conoscenze che avevamo, diffondendo il nostro intento in maniera virale, gentilmente rifiutando qualche consiglio ma accettandone qualcun altro, e scoprendo un mondo che conoscevamo solo in parte e persone generose e vincenti, di successo ma umili, pronti ad aiutare ben sapendo quanto ce ne sarebbe bisogno. Se il primo modo è quello che servirebbe in un mondo perfetto, il secondo è quello che ci vuole in questo mondo qui: questo è uno dei messaggi del libro, e sarebbe stato …curioso fare diversamente.
Questo vuol dire che si poteva fare meglio? Certo che sì … si può sempre fare meglio, è un altro messaggio del libro – mai accontentarsi, mai fermarsi, mai ritenersi arrivati -.
Ma, tra i tanti motivo per cui questo libro va letto, a me piace segnalare che riesce a fare qualcosa di difficilissimo: trasferire, perdendo davvero poco, l’eccezionale positività che proviene da ognuno dei nostri side leaders. Ognuno di essi è una boccata d’aria fresca, una secchiata d’acqua gelida, un’iniezione di adrenalina: la spinta verso la speranza che questo Paese rinasca, grazie al contributo delle nostre migliori menti giovani, dinamiche, visionarie, brillanti, cocciute, fiduciose.
Durante l’estate abbiamo accumulato consigli e suggerimenti che ci basterebbero per almeno altre due edizioni del libro. Questo non vuol dire che i Side Leaders che chiacchierano con Giorgia nel libro siano gente comune. Significa che non sono mosche bianche, sono casi di successo. Non sono inarrivabili esempi sporadici, ma modelli ai quali guardare, persone come noi. Ma sono anche gente che il grande pubblico non conosce, i media ignorano, il sistema tiene ai margini. Sono la metafora dell’Italia che potrebbe fare molto meglio, sono un colpo di machete alle ragnatele che ci bloccano.
Ognuno di essi non cerca ne ha bisogno di visibilità: sin da quando erano poco più che maggiorenni guardavano a modelli che non erano quelli veicolati dai nostri mass media, e passo dopo passo, hanno realizzato qualcosa e sanno che ancora dovranno andare avanti, senza fermarsi, senza lasciare che i loro limiti ma soprattutto le difficoltà che quotidianamente affrontano possano essere motivo di scoraggiamento. Uno dei messaggi più forti del libro è proprio questo: noi vi mostriamo modelli che sono rappresentati da gente come noi –pure,con grande lungimiranza e passione: non è un fumetto di supereroi con superpoteri, non ci sono ragni radioattivi ma tanta, tanta volontà e caparbietà. Qualcuno altrove ha detto “yes we can”, e ci starebbe bene anche qui: questo libro parla di noi, del nostro futuro.
Se leggendo le storie dei side leaders contenute nel libro “L’Italia che innova” proverete a volte la tentazione di dire “ma questo lo sapevo già”, o se invece vi verrà da dire “vabbè, ma io non ci riuscirò mai”, sappiate che il passo successivo dovrebbe essere comunque lo stesso: credete in voi stessi, sorridete mentre faticate, e come dice Iosè Magno, “non mollate mai, mai, mai”.
E diffondete il messaggio (e … regalate altre copie del libro! .
postato da: Umberto Mucci













